Poems Niederngasse

Waxy

Ladro dei miei orizzonti


Ancora siedo e aspetto,
la schiena nuda contro il vecchio muro di pietra,
il muschio solletica la pelle
umido del mio sudore.
La giornata è trascorsa,
il sole ha percorso l'intero arco
e dal suo carro nemmeno una briciola di vita,
non sulla mia testa, lontana su altre strade,
su sentieri aggrovigliati
stretti tra masse intestinali.
Ora la luce arde
e divampa tra le foglie
dell'albero spoglio che è scudo per i miei occhi,
secco,
e muore tra le onde che sempre ammiro,
solo,
le colline che la notte porta via.
Non mi muovo e aspetterò domani,
altra vita sopra e attorno,
spettatore di altri concerti,
di altri giochi per i quali non avrò pedine,
di altri orizzonti persi nella pece che ingoio
e nascondo dentro anche al mio sguardo.


Suicida

Un intrico di cupi pensieri
per rapire i raggi dell’ultimo sole,
le fiamme del giorno che muore
bruciano origami di illusioni
ereditati dall'alba bugiarda
svanita nel suo trucco finale,
è vuoto, a terra, il cilindro di vetro
e l'innocenza s'allontana a piccoli balzi
lasciando sul volto cicatrici
monito per mani troppo stupide.
Il respiro s'appende alla fune
stretta attorno ai gemiti sfiatati
d'amante che ama la morte,
labbra senza carne
avide di disperata passione
tessono fili di discorsi mai intrapresi
in maglie che offuscano la vista
e della notte l'occhio spento
illumina l'incedere della nera regina
nel deserto bianco di cenere d'inverno.

Waxy nasce con me nel 1979, come un tarlo si nasconde nel mio cervello fino all'età di 19 anni, quando comincia a lasciare le prime piccole tracce superficiali. Ma si rituffa subito nella polpa a crescere ancora, ad ingrossarsi, finché tre pazzi non mi aiutano ad estrarlo, a dargli l'ossigeno di cui aveva bisogno. Ora, come un amico malato, lui si prende cura di me.  email: Waxy