Filippo Skindrak
Il Clown

Schiena eretta, siede, costretto
Al trono
Da logori legacci di cuoio.
Non piange, né prega,
non ride, né parla.

Strette le corde, mordon la pelle

Scappar non lascian
Catene son quelle.

Tre gocce d'acqua sgorgano

Da sotto il suo lucido copricapo
Liberando lentamente
Il suo volto
Dalla molle maschera.

Bagnata la spugna, umida la testa
Si seguon le regole
La procedura è questa.

La scossa corre fiutando la preda
E veloce azzanna
Il clown
Che si è stancato
Di far ridere

Sfrigola l'aria, tremula la luce
Entra il conduttore
E la folla all'esterno conduce.

Il grande schermo si spegne
E la sala rimane al buio.


Tramonto

Un raggio di sole polveroso
viola il buio della baracca
colma dal basso borbottio delle onde
morenti.
La porta, insicura
sui cardini cigolanti,
barcolla in balia della brezza salmastra,
mentre un velo di sabbia
lentamente avanza
allungandosi
verso la sedia a dondolo
ormai ferma.
Il vecchio menestrello,
nella sua giubba dai
mille colori sbiaditi,
riposa nell’ inerzia.
Una fotografia ingiallita
sul suo petto
fermo a metà di un sospiro
bagnata dall’ ultima lacrima
in ricordo
di quegli amici sorridenti
persi nel tempo.

Filippo Skindrak, classe '80, vive in Ancona dove studia ingegneria elettronica. Tra lo svolgimento di un integrale e l'analisi di un circuito, scrive per sfogarsi e perchè si diverte a farlo. L'unico suo credo è:" In un mondo di pazzi, la pazzia è saggezza".  email:  F. Skindrak
10-04/
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