Poems Niederngasse

Rita Bonomo

Romantic – temporaneamente


E se ci si mimava
era per respirarci
in prologo-ludo

I
Specchio, specchio, specchio
Tu stai a me
come la guaina al mimo istrione
in solennità d'intenti

Una posa ad orologeria
sulle buone intenzioni sfitte

II
A.a.a. cercasi connubio
post-lunare
tra mimula meretrice
e tombarolo esperto

un formicolio in punta di dita
era l'applauso circostanziato
alla pantomima delle tue facce
sul mio ombreggiarti spiumato
la luce un orpello irregolare
in attesa di autorizzazione

III
Redenta
conclamo la rinascita
dei fiordi ammalianti
mio spettro amore
e del mio spazio-cosce
-un campo nomade d'equilibristi-

Ritenta
sui navigli scorrerti più acqua so

IV
Adultera
tra le tue ciglia di vinavil
io so della luce a memoria
e non posso incollarla
se il costumista mi veste
di piume nere, nere, nere
attorcigliandomi alle ombre

V
Opposta

Mi faccio nostalgica
su cassetti colmi
di lampadine ancora intatte
che si aprono tronfi

VI
Specchio, specchio, specchio

Mi licantropa l'immagine tua
questa luna tronfia
e bassa
e gonfia
di desideri ad esaudirsi
Una gestante
piena come l'uovo
di due pulcini gemelli rovesciati

VII
Specchio, specchio, specchio

A chiare lettere:
tu stai a me
come io al cartoccio
in cui ci abbrustoliamo esangui
unica buccia a mangiarci
in un buio a forma di buio

Impervio lo spazio
ha da accoglierci gemelli
monchi d'un ego specchio
A lustrarci i pomi
d'aperture di prossima fermata
la pallida

complice disincantata


Corale Fisiognomica -
Scene da un funerale


E passatemi, vi prego,
il maquillage da patetico
Ho da calcare la scena
-consensuale-
nel divenire, l'unica, vera stella

Dentro la pozzatappeto
mischierò -in saldo-
lacrime ed unzione
chiamando un drammaturgo
-uno a caso-
ad alloggiare un coro
nella mia voce nasale
-di un'ottava sopra-
mimata al convesso
-che ci si possa guardare attraverso-
a rintracciare
capri espiati
e larve

-quella carne morta
mi somiglia-

e un'eco riprodotta
fa due voci che rimbombano
sulla cassa ancora aperta
miscelandosi a una terza

La grande madre
-matrona mancata-
e la madre della figlia

Venga chiamato il retrocorteo
-che avanzi-
vestito di un'aura
celenterata alla rassegnazione

Voglio un Goya
A portare in primo piano
-da sfondamento-
una buccia gonfia
e il suo pallore
di gas mortuari

( di cortisone
-si sarebbe detto-
di couperose
svenata e scapillarizzata
di un assurdo rossore)

E un Lotto
a curare il pathos
d'un popolino assolto

e

un assicuratore
con quietanza liberatoria
alla mano
e un certificato di morte

Che sia
l'ultimo abbraccio
-impacco d'ossa
per osteoporosi parente-

In Coro :
quella carne morta
ti somiglia

sipario

castagno
d'arte poverissima

e

Rita Bonomo nasce  il 7 Aprile 1969 a Sassari dove vive e lavora. Diplomata in Scenografia all'Accademia di Belle Arti collabora con una compagnia teatrale e con una casa editrice in qualità di direttore di collana. Scrive in rete dal 2003. Ha pubblicato due trilogie all'interno delle  antologie L'immagine che resta e Kimere d'autore edite rispettivamente da Liberodiscrivere e Kimerik Edizioni nel 2004. Di prossima uscita una raccolta nata dalla collaborazione con altri tre autori Web edita da Magnum Edizioni a fare da apripista ad un'intera collana. email: R.Bonomo