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Alessandro Ansuini
Inodore Barbari i barbari hanno calpestato la quiete e la sete non trova consolazione non una goccia d'acqua * Fu alla vigilia di un'apocalisse, o di un'esecuzione che un cane bianco, lungo una strada nera (qualcuno vi riconobbe la fessura della mente umana) s'afferrò con le mascelle alla caviglia del bambino la mia caviglia è un fiore, e cani alle luci domestici e abbondanti cani ai cani, e sia fatta una volontà e così prese inizio, venuto per tutt'altro finì per osservare e come ogni osservatore si fece premuroso nell'acquisizione dei fatti maturò prospettive e convinzioni, lui: non scrisse nulla uccise il domestico affettando il pacifico fu giudicato anestetico * è morto un fiore era inodore * di dentro sei entrata sei entrata e hai esaurito ti sei nutrita e poi hai saputo * le mani bianche sul muro e dietro le mie i paesaggi sono morti per te hanno pianto per te e tu li hai ignorati non basterebbe il pianto di sedici milioni di neonati per farti considerare la luna una mammella oscena * la chiesa era fresca e i mosaici del lucernario ci ritornavano il cristo in una luce irreale silenzioso come una scolopendra stava la sua croce come il viso di che guevara sulle magliette rosse e il prete teneva il braccio teso e alla fine del braccio una mano e alla fine della mano un dito che disegnava l'intonazione dell'omelia vecchie accartocciate come buste del pane sgranocchiavano qualcosa di invisibile e annuivano il cristo continuava a tacere e a osservare ancora avvolto nell'inverno della sua fraintesa rivoluzione personale * toccami sono il digiuno * Hegel e i muezzin erano un'idea e io chiesi scusa a tutti, soprattutto alle tue mani alle tue mani che tieni chiuse durante il sonno chiesi scusa poiché non solo non sapevo la risposta ma non avevo nemmeno mai ipotizzato che ci fosse una domanda - interpreta te interpreta me, micanopia del post notes struggendo canti insicuri, monosillabici, i panamericani soffiavano e ondulavano fra le rivoluzioni tessevano documentari ed essi tutti lo confesseranno: "Il futuro non accade mai" ma c'è un sentimento sicuro una cerniera - interpreta te interpreta me - incontrollabile violento verde e la pressioni delle mani sulle caviglie chiuse come stupide canzoni e sì, la tua coperta minuscola scatola era autunno, voli d'uccelli a mezzanotte, queste sono pallottole professionali era dunque un sentimento certo, c'era una fila per metterlo dentro, confondevamo il nemico per paura che si accorgesse delle nostre debolezze melodrammatici in flute di prosecco scadente, calze rosse da monsignore chiesi dove tenevamo le diciotto casse di dinamite, stupido come un'idea dimenticata frasi fatte, case fatte, accuse fatte, piedi d'argilla, il regalo della bocca d'un cavallo stupide canzoni allineate come formiche, "Dio non parla attraverso le canzoni rock" era scritto su un muro - dio non parla, monocolo balbuziente, ha vergogna di te, di me, del gregge di pecore dell'elio e delle diciotto casse di dinamite buone a stipare i sorrisi in cumuli di lana, in matasse, a mantenere vivo l'interesse - i sorrisi del plenilunio e delle correnti - tu indicasti, con un dito, in alto, verso un pachiderma leggero verso il dirigibile e dicesti: "Guarda, è dio" e infinita fu la discussione con i fiori e le matite e le penne tutte, logorroiche i muri delle case si piegavano verso di me, una panchina parlò solo francese tutto il tempo del mio ricovero, e le spiegazioni fornite all'orologio non potevano bastare così sussurrai "Smetti di essere così poco originale, sii glorioso, fermati" e la micanpia ci coinvolse tutti, micanopia da post notes, tipo: 1) ore 19 e 30: lezione di dottrina dal tiglio 2) ricordare l'assemblea di foglie gialle come zampe d'anatra mozzate e ricordarsi di dire a loro, a voi, a te e al tuo dirigibile: "Ragazze, è un destino comune da morti si nutre la terra" 3) ricordare a te che dio non è un dirigibile e comunque un dirigibile non può avere figli * e dunque, riuniamoci tutti nel tempio che le donne formino un cerchio e preghiamo: Cancellami, devastami, polverizza le nostre ossa madre gestazionale senza orologi per gli occhi di Bush che legge una storia di caprette (presidente stanno attacando l'america) per gli occhi vuoti di bush che continua a leggere una storia di caprette (presidente ci siamo attaccati?) per la bandana di Berlusconi (qualcuno dice che è stata una medicazione per circoncisione) per tutte le parole scritte e non dette, per i vestiti e le macchine per le strade e le coltivazioni in serra per le scimmie che scalano montagne e che vi fanno buchi per gli allevamenti di mucche e per i fermacapelli d'osso redimici la pelle abbronzata e strappaci le corde vocali affettaci, nebulizzaci, ritornaci al silenzio e digerendo dimentica che siamo avvenuti, resetta ogni azione, ogni gesto brucia ogni icona e seppellisci la terra di gelo, di sabbia, di fuoco fa che dell'uomo non restino nemmeno le ossa da esporre nei musei degli alieni, e infine chiedi perdono anche tu madre silenziosa, per ogni proteina che nel corso del tempo ha prodotto il virus umano e l'invenzione della ruota e infine scegli un coltello, fra le stelle che sia affilato e incandescente, e alzando gli occhi al nulla pronuncia tre volte la parola perdono perdono perdono e ucciditi anche tu e infine dimenticati e che lieto ti sia il vuoto. |
| Alessandro Ansuini nasce a Roma, e attualmente vive a Bologna. Ha pubblicato: "Ronde de la nuit" (2002) Ed. Liberodiscrivere e "Appena" (2003) Ed. I Figlibelli. Per Marzo 2004 è prevista l'uscita di "Shakeletter & Paris Literary Company MMIII" per la Ed. I Figlibelli. email: A.Asuini |