Alessandro Ansuini
Inodore


Barbari
i barbari hanno calpestato
la quiete
e la sete non trova consolazione
non una goccia d'acqua
*
Fu alla vigilia di un'apocalisse, o di un'esecuzione
che un cane bianco, lungo una strada nera
(qualcuno vi riconobbe la fessura della mente umana)
s'afferrò con le mascelle alla caviglia del bambino
la mia caviglia è un fiore, e cani alle luci
domestici e abbondanti
cani ai cani, e sia fatta una volontà
e così prese inizio, venuto per tutt'altro
finì per osservare
e come ogni osservatore
si fece premuroso nell'acquisizione dei fatti
maturò prospettive e convinzioni, lui:
non scrisse nulla
uccise il domestico
affettando il pacifico
fu giudicato anestetico
*
è morto un fiore
era inodore
*
di dentro sei entrata
sei entrata e hai esaurito
ti sei nutrita
e poi hai saputo
*
le mani bianche sul muro
e dietro le mie
i paesaggi sono morti per te
hanno pianto per te
e tu li hai ignorati
non basterebbe il pianto di sedici milioni di neonati
per farti considerare la luna una mammella oscena

*
la chiesa era fresca e i mosaici del lucernario
ci ritornavano il cristo in una luce irreale
silenzioso come una scolopendra
stava la sua croce come il viso di che guevara
sulle magliette rosse e il prete
teneva il braccio teso e alla fine del braccio una mano
e alla fine della mano un dito che disegnava
l'intonazione dell'omelia
vecchie accartocciate come buste del pane
sgranocchiavano qualcosa di invisibile e annuivano
il cristo continuava a tacere e a osservare
ancora avvolto nell'inverno della sua fraintesa
rivoluzione personale
*
toccami sono il digiuno
*
Hegel e i muezzin erano un'idea e io
chiesi scusa a tutti, soprattutto alle tue mani
alle tue mani che tieni chiuse durante il sonno chiesi scusa
poiché non solo non sapevo la risposta
ma non avevo nemmeno mai ipotizzato
che ci fosse una domanda -
interpreta te interpreta me, micanopia del post notes
struggendo canti insicuri, monosillabici,
i panamericani soffiavano e ondulavano fra le rivoluzioni
tessevano documentari ed essi tutti lo confesseranno:
"Il futuro non accade mai" ma c'è un sentimento sicuro
una cerniera - interpreta te interpreta me - incontrollabile
violento verde e la pressioni delle mani sulle caviglie chiuse
come stupide canzoni e sì, la tua coperta minuscola scatola
era autunno, voli d'uccelli a mezzanotte, queste sono pallottole professionali
era dunque un sentimento certo, c'era una fila per metterlo dentro,
confondevamo il nemico per paura che si accorgesse delle nostre debolezze
melodrammatici in flute di prosecco scadente, calze rosse da monsignore
chiesi dove tenevamo le diciotto casse di dinamite, stupido come
un'idea dimenticata
frasi fatte, case fatte, accuse fatte, piedi d'argilla, il regalo
della bocca d'un cavallo
stupide canzoni allineate come formiche, "Dio non parla attraverso le
canzoni rock"
era scritto su un muro - dio non parla, monocolo balbuziente,
ha vergogna di te, di me, del gregge di pecore
dell'elio e delle diciotto casse di dinamite buone a stipare i sorrisi
in cumuli di lana, in matasse, a mantenere vivo l'interesse -
i sorrisi del plenilunio e delle correnti -
tu indicasti, con un dito, in alto, verso un pachiderma leggero verso
il dirigibile e dicesti:
"Guarda, è dio" e infinita fu la discussione con i fiori
e le matite e le penne tutte, logorroiche
i muri delle case si piegavano verso di me, una panchina parlò solo francese
tutto il tempo del mio ricovero, e le spiegazioni fornite all'orologio
non potevano bastare così sussurrai
"Smetti di essere così poco originale, sii glorioso, fermati"
e la micanpia ci coinvolse tutti, micanopia da post notes, tipo:
1) ore 19 e 30: lezione di dottrina dal tiglio
2) ricordare l'assemblea di foglie gialle come zampe d'anatra mozzate
e ricordarsi di dire a loro, a voi, a te e al tuo dirigibile:
"Ragazze, è un destino comune da morti si nutre la terra"
3) ricordare a te che dio non è un dirigibile
e comunque un dirigibile non può avere figli
*
e dunque, riuniamoci tutti nel tempio
che le donne formino un cerchio
e preghiamo:
Cancellami, devastami, polverizza le nostre ossa
madre gestazionale senza orologi
per gli occhi di Bush che legge una storia di caprette
(presidente stanno attacando l'america)
per gli occhi vuoti di bush che continua a leggere una storia di caprette
(presidente ci siamo attaccati?)
per la bandana di Berlusconi
(qualcuno dice che è stata una medicazione per circoncisione)
per tutte le parole scritte e non dette, per i vestiti e le macchine
per le strade e le coltivazioni in serra
per le scimmie che scalano montagne e che vi fanno buchi
per gli allevamenti di mucche e per i fermacapelli d'osso
redimici la pelle abbronzata e strappaci le corde vocali
affettaci, nebulizzaci, ritornaci al silenzio e digerendo
dimentica che siamo avvenuti, resetta ogni azione, ogni gesto
brucia ogni icona e seppellisci la terra di gelo, di sabbia, di fuoco
fa che dell'uomo non restino nemmeno le ossa da esporre
nei musei degli alieni, e infine chiedi perdono anche tu
madre silenziosa, per ogni proteina che nel corso del tempo
ha prodotto il virus umano e l'invenzione della ruota
e infine scegli un coltello, fra le stelle
che sia affilato e incandescente, e alzando gli occhi al nulla
pronuncia tre volte la parola
perdono
perdono
perdono

e ucciditi anche tu
e infine dimenticati
e che lieto ti sia il vuoto.
10-04/
Alessandro Ansuini nasce a Roma, e attualmente vive a Bologna. Ha pubblicato: "Ronde de la nuit" (2002) Ed. Liberodiscrivere e "Appena" (2003) Ed. I Figlibelli. Per Marzo 2004 è prevista l'uscita di "Shakeletter & Paris Literary Company MMIII" per la Ed. I Figlibelli. email: A.Asuini
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