Tetide
(di
Francesca Lombardo)
Ninfee bianche
Regalate al mare
Spume
Che vestono, le onde
Giochi di luce
Gocce di cristalli, a tempestare
Il mare.
Scintillii sulla sabbia
Corpi bagnati
Stesi al sole d’agosto
Sono le conchiglie vuote
Del destino spogliate
Sale sulla pelle resta
Gabbiani
Che prendono a volare
Pezzetti di colore
Su corpi abbandonati
Sono le barchette
Della passata estate.
Vanno via le ombre
Scandali al sole restano
Corpi sudati.
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Tetide, dea del mare, appare agli occhi rapiti della poetessa
nell’atto
di allestire la scenografia magica della superficie marina che esplode
con tutta la sua cristallina luminosità nei fiori di spuma e
di gemme
d’acqua, illuminati dai raggi vivifici del sole.
In tanto splendore, sulla sabbia infuocata,
un’umanità indifferente e
paga, incapace di interagire con la natura, offre al sole di agosto,
involucri di vite senza futuro.
Sotto un cielo assolato, animato da uccelli marini, corpi abbandonati,
che trasudano sale, rimangono nella loro oscenità a
testimoniare la
fine dell’estate.
La natura trionfa e l’umanità rimane muta e
sconfitta.
Il tema centrale del testo sembra essere ancora una volta la
contrapposizione tra la vita e la morte.
Nel testo si riconoscono fondamentalmente tre unità
semantiche, i versi
sono brevi, prevalgono il quinario e il settenario che suggeriscono
alla sensibilità del lettore un ritmo spezzato e incalzante.
L’ultima
unità si distende nell’ottonario alternato al
settenario, i versi di
due o tre sillabe (“Spume”,
“Gabbiani”) creano suggestioni
paesaggistiche e di movimento.
Nel lessico prevalgono i termini che alludono alla vita, incarnata dal
paesaggio (“bianche”, “luce”,
“cristalli”, “sole”,
“estate”, “colore”)
e al senso di morte, rappresentato dall’elemento umano (corpi
sudati
sotto il sole e “[...] corpi abbandonati”,
“[...] conchiglie vuote/ Del
destino spogliate”).
Suggestive le immagini poetiche che descrivono il mare nella sua
fastosa regalità divina, seguite dal succedersi di squarci e
dettagli
che precipitano l’umanità
nell’accettazione inevitabile della fine
dell’esistenza, simboleggiata dalla passata estate.
I versi si concludono con rime semantiche e antisemantiche, il legame
è
costruito più sul significato che sul significante, la
struttura rimane
libera da schemi metrici di tipo classico.